martedì 6 gennaio 2009

Il liguaggio ,la comuncazione fra società e persone dipendenti

In ogni caso, come qualsiasi altra relazione, anche quella di cui trattiamo si attua (o viene meno) attraverso la comunicazione (o la sua mancanza) e le tante forme e contenuti che questa può assumere.
Tanti linguaggi, dunque, fra società e persone dipendenti. E tanti messaggi da decodificare sui due versanti. C’é il linguaggio dei mass-media, con le foto segnaletiche dei morti per overdose o degli scandali;con la pubblicità di alcolici e superalcolici il cui consumo viene associato ad immagini talora di amicizia, talaltra di sicurezza e di prestigio sociale, in ogni caso a forme di benessere. C’é il linguaggio del diritto e della burocrazia, col ricorso a categorie generali e a griglie statiche, a fronte della mutevolezza e molteplicità delle situazioni concrete e personali. C’é il linguaggio della statistica, con la tendenza ad aggregare in cifre quelle che in realtà sono uniche e irripetibili vicende. E c’é anche il linguaggio di certa sanità, che si limita a scomporre in organi, in cellule e in molecole le persone e i loro comportamenti.
Ma, per fortuna, c’é anche il linguaggio dei sentimenti che, confidiamo, può dare più spessore umano anche ai precedenti o trovare una sua strada autonoma. Un linguaggio, quest’ultimo, verosimilmente molto importante nel particolare ambito. Forse per sensibilità particolare di certi individui.

Integrazione sociale

Va inoltre ricordato che, non di rado (e forse con sempre maggiore frequenza), individui coinvolti in più o meno assidue situazioni di dipendenza riescono a mantenere, perlomeno in apparenza e per un determinato periodo, un certo grado di integrazione sociale, almeno da un punto di vista formale. Anche in situazioni del genere, tuttavia, la consuetudine con i comportamenti di alterazione della coscienza può comportare ed esprimere, almeno in qualche misura, difficoltà interiori, nell’adattamento sociale e nella possibilità di vivere con sufficiente soddisfazione le relazioni interpersonali, nei vari contesti in cui queste hanno luogo.
La relazione fra individui dipendenti e “società” si sviluppa in vari ambiti: c’é la vita quotidiana, con le sue esigenze e i suoi ritmi, spesso affrettati, durante la quale alcune pause di riflessione potrebbero essere utili.

Tossiodipendenti,alcolisti e società


Che il rapporto fra individui (o gruppi) coinvolti in situazioni di dipendenza e la “società” possa divenire problematico é un fatto che si rivela, spesso, evidente.
Ma non bisogna dimenticare, a nostro avviso, che il termine “società” riguarda eminentemente un’astrazione. In effetti, il rapporto fra tossicodipendenti, alcolisti e “società” si concretizza in diversificate e innumerevoli interazioni con altri singoli individui e/o particolari gruppi, tracciate da specifiche occasioni di possibili o mancati incontri, come anche questa, seppur virtuale (ma non irreale), é.
Difficile dire, a proposito di dipendenze e comportamenti compulsivi, fino a che punto la “società” sia responsabile dell’esclusione di particolari individui (o gruppi) e quanto invece ciò non sia addebitabile a peculiari tendenze all’autoisolamento e all’autoemarginazione di questi ultimi.

La legge e la tossicodipendenza

Dubitando fortemente che provvedimenti legislativi possano, di per sé, rivelarsi incisivi rispetto ad ambiti così complessi e delicati quali sono quelli relativi alle tossicodipendenze. Nondimeno la realtà ha le sue esigenze ed é ovvio che fatti di rilevanza sociale richiedano anche sistemazione giuridica.
Al di là delle diverse impostazioni ideologiche che, talvolta, danno adito a scontri polemici , si ritiene che in riferimento alle dipendenze patologiche ogni provvedimento normativo dovrebbe avere fondamentale valore di strumento, anziché di enunciato di principio.
Tuttavia non sempre i vari provvedimenti richiamano e sostengono il diritto delle persone ad una vita affrancata dalle dipendenze patologiche attive, né la disponibilità di iniziative effettivamente coerenti con tale scopo e quanto più possibile sganciate da logiche burocratiche e astratte.

sabato 13 dicembre 2008

L'importanza degli educatori

Servono oggi educatori convinti che non è solo la droga il rischio mortale dei giovani ma quella vita senza sogni, senza progetti e senza speranza che quotidianamente essi respirano nei loro ambienti di vita, nella cultura vuota della scuola, nel lavoro incerto o di pura prestazione, nel sentirsi ai margini, eppure ammaliati, di un mondo di efficienza e di immagine. Questa rassegnazione, questa cultura di morte, i giovani la assorbono anche in casa, nelle conversazioni vuote e banali, nella possessività e nell'incertezza affettiva, nel disorientamento dei valori e delle scelte. Nei servizi del pubblico e del privato quando la burocrazia e il predominio del codice monetario soffoca la speranza di riscatto e di futuro.L'alternativa credibile consiste nella promozione della produzione di attività espressive e creative riconosciute ed ammirate dagli adulti, condotte però in prima persona, dove la famiglia può garantirne la possibilità ma non cooperare alla loro realizzazione.

Promuovere la cultura dei giovani

I giovani si presentano al mondo adulto nei termini di un paradosso. Le droghe (compresi alcool e l'abuso dei farmaci) sono diventate così merci-simbolo, come il denaro, in presenza di modelli culturali diffusi che orientano al piacere e al benessere. In ogni caso il meccanismo di assunzione delle sostanze fa leva soprattutto sulla passività e sulla dipendenza ed impedisce, allo stesso tempo, di avvertire la natura del disagio e delle domande profonde. L'alienazione che ne deriva è tanto più distruttiva quanto più profonde erano le aspettative ed i bisogni di chi ne diventa vittima. La giovinezza, da sempre, è anche l'età non solo delle scelte ma dell'"eroismo": l'arco di età in cui con più coraggio e generosità sLa droga uccide il rinnovamento della società perché ne mette a tacere i protagonisti. La droga è la voce soffocata, è la protesta prevenuta e ridotta al nulla. i è disposti ad investire su quanto si considera degno.

La famiglia PROBLEMA e RISORSA

Gli atteggiamenti di dipendenza e la propensione a sviluppare una mentalità assistenziale passiva (basata sulla pretesa, sulla contrapposizione tra dovere e piacere, sulla cultura dei diritti senza doveri...), l’amplificazione delle aspettative consumistiche, si imparano fin dalla prima età, nelle mura domestiche. I percorsi riabilitativi si sono in questi anni molto orientati alla famiglia, imparando a riconoscerne le contraddizioni, le debolezze e i fallimenti ma anche le enorme possibilità di riscatto cui è possibile assistere. I nodi qualitativi dell'intervento riguardano, oggi, soprattutto la definizione dei bisogni delle persone e dei loro contesti familiari. E' degno di nota un risultato nella verifica della cura su cui molta bibliografia concorda: la correlazione positiva fra il coinvolgimento della famiglia e il successo terapeutico. Per questo nella nostra città sono nati numerosi servizio per l'accompagnamento delle famiglie, prima, durante e dopo il percorso terapeutico dei figli. "L'attivazione dei centri di ascolto e il lavoro attivo con le famiglie permette ai genitori di uscire dalla vergogna, dalla disperazione e alla collettività di attivare processi di comunicazione e di interazione più solidali"